Engineering and the Humanities

E' finalmente stato pubblicato il mio libro Engineering and the Humanities da Springer Nature. In questo volume si può trovare la sintesi di tutto ciò a cui ho lavorato negli ultimi 25 anni.



Prima del WEB

Prima del Web c'era il Gopher e per fare le ricerche bisognava entrare direttamente nei vari archivi che avevano i propri indici, organizzati nella maniera tradizionale (alfabetica o tematica). Non esisteva la ricerca random access.



e poi c'erano le guide... come quelle telefoniche





Un altro esempio

 Rumore  (testo di Vittorio Marchis)

 Nella lingua accadica ramāmu, ramāwu indicano il gridare, vociare, rumoreggiare: di qui Giovanni Semerano fa derivare il latino rumor, donde il nostro rumore. Ma c’è anche chi afferma, in ambienti accademici tra gli antropologi, che andare a conoscere una realtà sociale, una comunità a noi aliena la cosa migliore è affrontarla non conoscendone la lingua. Che tutto ciò sia vero non ne sono certo ma certamente i confini tra rumori e suoni tra fracasso e parole  sono assai confusi, soprattutto nella nostra società digitale, assillata dai Rumors. E poiché per la maggior parte di chi mi sta leggendo il Greco Antico è certamente una lingua completamente aliena ecco che cosa trovo sempre in uno dei meravigliosi  e utilissimi dizionari etimologici del Semerano (tralascio la scrittura nei caratteri originali per non dare sfoggio di troppa erudizione e trascrivo solo la traslitterazione fonetica):

Threomai (rumoreggio), bromeo (rumoreggio, rimbombo), doupos (fracasso, di battaglia), hechhe (rumore, eco, lamento), thòrubos (rumore), thrulos (rumore, borbottio), kanachè (forte rumore), konabéo (rimbombo, echeggio), ktupeo (risuono), ktupos (rumore prodotto da percussione), òtobos (rumore di battaglia), pàtagos (rumore di corpi che si urtano), ròthos (rumore  di acqua), roibdos (rumore acuto), …

Ho appena trovato sullo scaffale di book crossing in un corridoio d’ospedale un libro di Damon Krukowski intitolato Ascoltare il rumore: la riscoperta dell’analogico nell’era della musica digitale e l’ho subito afferrato. Queste occasioni si trovano soltanto nei luoghi come questo. Più nessuno legge e anche sui banchetti del mercato i libri usati sono venduti a un Euro l’uno. Mi stupisce che l’exergo che trovo prima del capitolo primo riporti una citazione di Franz Kafka. St tratta di un pezzo degli Aeroplani a Brescia, una cronaca che l’autore fece della sua presenza il 9 settembre 1909 a uno dei primi circuiti aerei della storia dell’aviazione. Stranamente il brano non parla di rumore, ma del sudiciume trovato nell’albergo che gli era stato assegnato. Il sudiciume è silenzioso o rumoroso?

Ecco che però nel primo capitolo fa capolino un paragrafo intitolato “rovistando nella pattumiera della storia”. Qui subito scopriamo che per un ingegnere elettronico “il rumore è tutto ciò che non è considerato segnale”. Sarà poi vero al 100%? Mi verrebbe la voglia di andare a sfogliare le pagine del Dizionario di ingegneria curato da Federico Filippi per i tipi della Utet, ma non lo faccio. Penso invece al genere della still life, la natura morta che invece, soprattutto nella pittura ma non soltanto, ci riporta al silenzio… Così con l’avvento dell’era digitale “la poesia potrebbe essere ciò che sopravvive alla traduzione” come suggerì all’autore il suo insegnante Charles Simic.

Il white noise è rumore caratterizzato dall'insieme di tutte le frequenze possibili nello spettro sonoro, aventi lo stesso livello, un segnale che potrebbe essere indice della casualità più assoluta. Ma il rumore dello sport, quello che percepiamo sulle gradinate di uno stadio o dai segnali prodotti dall’emettitore acustico del nostro smartphone è davvero bianco?

Se il segnale presenta rumore bianco a media zero aggiunto, usando un filtro passa basso, si ridurrà la quantità di rumore senza eliminarlo del tutto. E’ errato pensare che il filtraggio elimini il rumore il cui residuo sarà colorato, a media zero, e avrà una varianza o una deviazione standard ridotta. Un amico mi consiglia di ripassare il teorema di Shannon–Hartley le cui conseguenze sono che "ogni volta che elaboriamo dei dati, diminuiamo la quantità di informazione". Se cerchiamo di filtrare il rumore di fondo che accompagna una partita di calcio o un match di tennis perdiamo qualcosa…

Un operaio afferra la pala dell’elica per metterla in moto, le dà uno strattone, si ode come il respiro di un uomo robusto nel sonno, ma l’elica non si muove più… Blériot se ne sta quieto sul sedile… Di nuovo si dà una spinta all’elica… Il motore si mette in moto con gran fracasso… non si ode una parola, chi comanda è il rumore dell’elica…

 

D. Krukowski, Ascoltare il rumore: la riscoperta dell’analogico nell’era della musica digitale, Roma : Edizioni SUR, 2017.

Una voce di esempio

Acqua (testo di Vittorio Marchis)

Guarda come piove! Questa esclamazione accomuna tutte le colture, dalla Northumbria al Sahara perché l’acqua è elemento base della vita. E dello sport. Ma non si tratta solo del nuoto o del canottaggio. E neppure di tutti gli sport invernali, se pure neve e ghiaccio sono acqua portata a bassa temperatura. Lo sport è anche gioco e subito compare alla ribalta il film di Peter Greenaway, Giochi nell’acqua. Ma in questo caso lo sport, e soprattutto l’indagine antropologica, non hanno molte connessioni con la vicenda grottesca di tre donne uxoricide. Tra le voci della Enciclopedia antropologica, Cosmo Corpo, cultura curata da Christoph Wulf mancano, con sorpresa, le voci Acqua e Sport.

Ma nell’Antropologia dell’uomo globale, sempre un saggio del professor Wulf, che dichiara che la sua opera ha lo scopo di offrire un contributo all’intensa discussione condotta negli ultimi dieci anni intorno all’autocomprensione dell’antropologia, questi riferimenti fanno capolino e servono per fornirci un nuovo indirizzo in una ricerca che può avere nuovi sviluppi. Si legge: “L’identità sessuale si forma e si rafforza anche nelle pratiche ludiche e sportive. In alcuni sport, esiste una specifica «geografia sessuale» con assegnazioni, separazioni e delimitazioni specifiche.” E poco più avanti si arriva alla “ cultura della sostenibilità, che mira a garantire la possibilità stessa di un futuro per l’uomo. Quest’ultima si fa portatrice delle esigenze, da parte degli individui, delle società e dei sistemi economici, di utilizzare energie e risorse rinnovabili, preservare la varietà biologica e climatica, ridurre lo spreco di acqua”.

L’antropologo è un essere curioso e nella intricata bibliografia di questo libro scopre un’opera che lo stimola: Marcel Griaule, Dio d’acqua, che abbiamo nella traduzione di Giorgio Agamben. Si tratta del resoconto delle esperienze che Marcel Grìaule fece tra i Dogon nel 1931; l'itinerario della missione Dakar-Djibouti passava attraverso Le Rocce di Bandiagara, regione allora quasi sconosciuta, giudicata selvaggia e addirittura pericolosa. La missione fu ripetuta nel 1946, dopo la guerra. Nei racconti che l’antropologo ascolta dal vecchio cacciatore cieco, Ogotemmeli, scopriamo i miti e le leggende di un popolo del Mali.

Si impara così quel gioco di cordicelle tese fra le sue mani palmate per insegnare agli uomini la tecnica del tamburo da ascella, che era una forma di tessitura. 

–È vero,– diceva, –che nella progressione dei tempi le donne staccavano le stelle per darle ai loro bambini. Essi le bucavano con un fuso e facevano girare queste trottole di fuoco per mostrarsi tra loro come funzionava il mondo. Ma non era che un gioco.– Le stelle erano nate dalle pallottole di terra lanciate nello spazio dal dio Amma, dio unico. Egli aveva creato la luna e il sole secondo una tecnica più complicata che non fu la prima conosciuta dagli uomini ma che è la prima di cui vi sia testimonianza per Dio: la fabbricazione del vasellame.

Quando si assiste a una partita di calcio che viene investita da un acquazzone violento il divertimento cambia: prima che l’arbitro sospenda il gioco non importa più chi conduca il gioco, se la difesa o l’attacco della squadra avversaria sia creativa o stanca. E’ bello assistere al gioco che la Natura sviluppa tra le gambe dei ventidue giocatori. Sempre che nessuno sia stato espulso prima.

I Dogon sono pieni di riguardi per gli utensili. Allora l'uomo si slancia, e, come in un sogno, il recipiente di zucca, che ha già lasciato le corna, galleggia ora sull'acqua, trascinando l'imprudente verso i geni che bevono il sangue attraverso le sue narici. Si trattava di manifestazioni terrestri: cento leggende ben localizzate parlano dei grandi montoni che attirano le ragazze e vagano sulle rive degli specchi d'acqua durante la stagione umida per trascinare le sventurate fra i nenufari …L'ariete è il maschio, il recipiente di zucca è la femmina. È un ariete d'oro. Prima di ogni temporale, durante la stagione delle piogge, lo si può vedere muoversi nella volta celeste.

C. Wulf, Antropologia dell’uomo globale: Storia e concetti, Torino : Bollati Boringhieri, 2013.

M. Griaule, Dio d’acqua ; Como : Red edizioni, 1996.


Regole per la scrittura delle voci


Ciò a cui state lavorando con i vostri contributi è un Dizionario antropologico (di tecnologia e sport) e quindi queste sono le norme assolutamente da seguire:

  1. Gli argomenti trattati, benché assolutamente liberi, devono avere attinenza ai temi di sport e tecnologia e devono essere originali.
  2. Si consiglia di iniziare la "voce" con una concisa definizione in cui non deve mancare l'arguzia, la novità, la capacità di superare i confini del consueto. Non è permesso un incipit che ricalchi le righe di un dizionario tradizionale.
  3. Come sempre si consiglia di contaminare il proprio scritto con le esperienze personali e tipiche della ricerca che si sta compiendo nell'ambito del dottorato.
  4. Ogni voce deve avere una lunghezza di 2000 caratteri (+/- 500) ma deroghe sono concesse previa discussione.
  5. E' assolutamente consigliato di utilizzare, oltre ai normali stilemi compositivi e narrativi, anche l'impiego di grafismi, disegni e anche di fumetti. Per chi non è pratico si può, con buoni risultati, utilizzare la tecnica del collage. Non sono permesse immagini scaricate da internet ancorché libere da diritti.
  6. Evitare le citazioni se non assolutamente necessarie (possibili da testi classici noti, tipo la Divina Commedia); non sono permesse citazioni da internet e così pure i link relativi. Se proprio necessario si può parafrasare quanto letto sul Web, aggiungendo "da come si legge in Internet..." (il lettore saprà trovare il riferimento).
  7. Ogni voce deve riportare in calce uno, massimo due, riferimenti bibliografici di testi riportati secondo lo schema seguente: Cognome autore Nome puntato, Titolo, Città di edizione : Editore, Anno di pubblicazione. Il testo può essere ripreso all'interno della voce con la notazione "all'americana" (Autore Anno). Chi volesse citare un articolo, se assolutamente necessario, deve fornire al Curatore (che deciderà se inserirlo) tutte le indicazioni.
  8. Poiché il Dizionario si inserisce in una serie di contributi condotti alla frontiera dei saperi tecnologici dove le contaminazioni si giocano tra scienza e letteratura, tra arte e politica, tra cronaca e fantasia, si consiglia di privilegiare gli argomenti che permettono al lettore di "evadere" dai comuni schemi.
  9. Le voci dovranno essere consegnate in formato DOC di Word e le immagini (ad alta definizione) a parte in formato JPG. Scadenza 30 Aprile 2026.

Incontro del 16 Aprile

Onde venire incontro alle esigenze di tutti ho previsto che il prossimo incontro con la correzione dgli elaborati si terrà giovedì 16 Aprile dalle ore 16:00 alle ore 19:00. Spero che così TUTTI possano partecipare. L'Aula prenotata è la 10C di Corso Duca degli Abruzzi 24.

Prossimo incontro

Il prossimo incontro del corso con un intervento del dott. Marco Pozzi e con l'analisi degli elaborati si terrà giovedì 9 aprile dalle ore 17:30 sempre nella Sala Riunioni del terzo piano al DIMEAS

Esperimento con ChatGPT

 Questo il primo passo:

scrivi una breve favola in cui si racconta come un giovane ingegnere ha trovato la scorciatoia di spiegare a una giovane ragazzina  che cosa è una scorciatoia

questa la risposta:

C’era una volta un giovane ingegnere di nome Luca, famoso in città per risolvere problemi complicati con idee semplici. Un giorno, mentre attraversava un parco, incontrò una ragazzina seduta su una panchina con un’espressione perplessa.

«Perché sembri così pensierosa?» chiese Luca.

«Sto cercando una scorciatoia per arrivare a casa più velocemente,» rispose lei, «ma non so bene cosa sia davvero una scorciatoia.»

Luca sorrise. Non prese carta né penna, né iniziò con lunghe spiegazioni. Invece disse: «Vieni con me.»

La guidò lungo il sentiero principale, pieno di curve e alberi. Poi, a un certo punto, si fermò e indicò un piccolo passaggio tra due cespugli.

«Guarda,» disse, «questo sentiero è più breve. Ma attenzione: non è sempre facile, perché è stretto e bisogna sapere dove mettere i piedi.»

La ragazzina lo percorse e, in pochi passi, si ritrovò molto più avanti rispetto alla strada principale. I suoi occhi si illuminarono.

«Ho capito!» esclamò. «Una scorciatoia è un modo più veloce… ma bisogna saperla usare!»

Luca annuì. «Esatto. Non è solo prendere meno strada. È capire meglio il percorso.»

La ragazzina tornò a casa felice, e Luca riprese il suo cammino, soddisfatto. Aveva trovato la scorciatoia perfetta per spiegare una scorciatoia: mostrarla.

E da quel giorno, la bambina imparò che le soluzioni migliori non sono sempre le più lunghe… ma nemmeno le più facili: sono quelle che si comprendono davvero.


A questo punto si lascia l'iniziativa all'autore della voce "scorciatoia" di proseguire...


Ora prova a scrivere un sonetto sul tema della scorciatoia.


Nel fitto bosco dei pensieri erranti

cercai la via più breve al mio cammino,

tra mille strade e passi titubanti

seguivo il sogno d’un sentier divino.


Ma ogni scorciatoia, agli occhi brillanti,

pareva d’oro, limpida e vicina,

finché scoprii tra rovi e passi incerti

che spesso inganna e svia la disciplina.


Non sempre il taglio accorcia la fatica,

né ogni via breve conduce al vero,

ché il tempo insegna, lento, la pratica.


Così compresi, al termine del sentiero,

che la via lunga, saggia e mai nemica,

è scorciatoia all’anima sincero.

Il prossimo incontro...

... si terrà giovedì 26 marzo sempre alle ore 17 al DIMEAS al terzo piano, ma nella piccola saletta riunioni, a fianco di quella delle volte passate.

Un luogo impensabile


 

Al lavoro !

Ora è tempo di incominciare a scrivere le proprie "voci" del Dizionario antropologico di tecnologia e sport.

Il consiglio è di andare a rileggere gli esempi che alcune settimane fa sono state messe sul blog. CIò non toglie che non si possano inserire immagini, schemi, e anche formule che però mantengano alle "voci" il carattere tipico dei contenuti di un "dizionario", Si devono assolutamente evitare le operazioni di collage (cut-and-paste) da altri siti, perché le voci devono esprimere in toto la personalità di chi le scrive, con le loro passioni e le loro esperienze. Senza dimenticare neppure la... gastronomia.

Al lavoro!


Alcuni giochi di ruolo... per scienziati e ingegneri

La cellula (va molto a fortuna, quelli dopo della saga BIOS no) 

https://boardgamegeek.com/boardgame/98918/bios-genesis



"High Frontier", alla conquista del sistema solare

https://boardgamegeek.com/boardgame/281655/high-frontier-4-all

High Frontier 4 All - Come giocare (e recensione)

High Frontier 4 All - Gameplay in solitario - Parte 1

Ancora qualcosa su Dostoevskij

Da Memorie del sottosuolo (1864)

L’incipit: “Sono un uomo malato… sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole.” E nel primo paragrafo queste brevi frasi sono giustapposte: “credo di avere mal di fegato”, “d’altronde, non capisco un accidente del mio male”; “non mi curo”, “anche se rispetto i dottori”; “sono anche estremamente superstizioso”, “almeno abbastanza per rispettare la medicina”; “probabilmente voi non lo capirete”, “invece io lo capisco”; “il fegato mi fa male”, “e allora avanti, che faccia ancor più male”.

Quante persone stanno parlando qui? O quante parti, scisse, dentro la stessa persona?

...

La ragione [...] è una bella cosa, è indiscutibile, ma la ragione non è che la ragione e non soddisfa che la facoltà raziocinativa dell’uomo, mentre il volere è una manifestazione di tutta la vita [...]. E sebbene la nostra vita, in questa manifestazione, riesca sovente una porcheriola, pur tuttavia è la vita, e non è soltanto un’estrazione di radice quadrata.

 ...

Di conseguenza, basta solo scoprire queste leggi di natura, e l’uomo non dovrà più rispondere delle sue azioni e vivere gli sarà estremamente facile. Tutte le azioni umane, s’intende, saranno calcolate allora secondo quelle leggi, matematicamente, come una tavola di logaritmi, fino a 108.000, e riportate sul calendario; oppure meglio ancora, usciranno delle benemerite pubblicazioni, sul tipo degli attuali dizionari enciclopedici, in cui tutto sarà elencato e indicato così esattamente, che al mondo ormai non ci saranno più né azioni, né avventure. Allora ‒ siete sempre voi a parlare ‒ subentreranno nuovi rapporti economici, già belli e pronti e calcolati con la stessa precisione matematica, cosicché in un attimo tutte le possibili domande spariranno, proprio perché riceveranno tutte le possibili risposte.

...

Protestare non è possibile: due più due fa quattro. La natura non chiede permesso, non ha niente a che fare con i desideri, non si preoccupa di sapere se le sue leggi piacciono o no. Bisogna accettarla com’è, con tutte le sue conseguenze. Ma, per Dio, che m’importa delle leggi della natura e dell’aritmetica, se a me “due più due fa quattro” non piace? Magari non riuscirò a buttar giù questo muro a testate, ma non lo accetterò soltanto perché è un muro che non posso abbattere.

Appunti dell'intervento di Marco Pozzi

Circolo vizioso (Runaround) di Isaac Asimov, è il primo racconto in cui vengono enunciate le tre leggi della robotica; pubblicato nel marzo 1942

Le Tre leggi della robotica:

    Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

    Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.

    Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Ma quali sono le leggi che fanno funzionare gli esseri umani? 

Appunti dalla lezione di ieri


A queste pagine si devono aggiungere le considerazioni in merito all'ingegner Fedor Dostoevskij che nache quando abbandonò la professione di ingegnere militare dedicandosi completamente alla letteratura non smise mai di mettere da parte il suo spirito intriso di razionalismo matematico.


Un primo indice del Dizionario antropologico

Troilo: Cibo, Mano, Morte, Oscenità, Santuari, Spie (tecnologia), Stregonerie, Superstizione, Vecchiaia, Vite (botanica), 

Bochicchio: Blu, Creazione, Irrealtà, Poesia, Scorciatoia.

Rebufello: Copia, Domenica, Incertezza, Relazione, Smartphone.

Innocenti: Futuro, Imprevedibilità, Palla, Pistola, Rap Music, Sentiero.

Moro: Estrattivismo, Miele, Pesca, Piatto, Profondità, Sentiero, Striscio, Sudore

Syd Field




Gianni Rodari

26. L’OMINO DI VETRO

Dato un personaggio, reale (come la Befana o Pollicino) o

immaginario come l’uomo di vetro, per dire il primo che mi

viene in mente) le sue avventure potranno essere logicamente

dedotte dalle sue caratteristiche. «Logicamente» qui è detto in

rapporto a una “logica fantastica” o a una “logica-logica”?

Non saprei. Forse a tutt’e due.

Sia, per l’appunto, un uomo di vetro. Egli dovrà agire,

muoversi, contrarre relazioni, subire incidenti, provocare

eventi solo obbedendo alla natura della materia di cui lo

immaginiamo fatto.

L’analisi di questa materia ci offrirà la regola del

personaggio.

Il vetro è trasparente. L’uomo di vetro è trasparente. Gli si

leggono i pensieri in testa. Non ha bisogno di parlare per

comunicare. Non può dire bugie, perché si vedrebbero

immediatamente, a meno che egli non porti il cappello. Brutto

giorno, nel paese degli uomini di vetro, quello in cui viene

lanciata la moda del cappello, cioè la moda di nascondersi i

pensieri.

Il vetro è fragile. La casa dell’uomo di vetro dovrà dunque

essere tutta imbottita. I marciapiedi saranno tappezzati di

materassi. Vietata la stretta di mano (!). Proibiti i lavori

pesanti. Il vero medico del paese è il vetraio.

Il vetro può essere colorato. E’ lavabile. Eccetera. Nella

mia enciclopedia, al vetro sono dedicate quattro grandi pagine,

e quasi ad ogni riga s’incontra una parola che potrebbe

acquistare il suo significato nella storia degli uomini di vetro.Sta lì, nero su bianco, accanto a ogni sorta di notizie chimiche,

fisiche, industriali, storiche merceologiche, e non lo sa: ma il

suo posto in una fiaba è assicurato.

Il personaggio di legno deve guardarsi dal fuoco che può

bruciargli i piedi, in acqua galleggia facilmente, il suo pugno è

secco come una bastonata, se lo impiccano non muore, i pesci

non lo possono mangiare: tutte cose che giustamente

succedono a Pinocchio, perché è di legno. Se Pinocchio fosse

di ferro, gli succederebbero avventure di tutt’altro genere.

Un uomo di ghiaccio, di gelato, o di burro, può vivere solo

in un frigorifero, altrimenti si scioglie: le sue avventure si

muoveranno tra il «freezer» e la lattuga in fresco.

Un uomo di carta velina avrà avventure diverse da un

uomo di marmo, di paglia, di cioccolato, di plastica, di fumo,

di pasta di mandorle. In questo campo, analisi merceologica e analisi fantastica

coincidono quasi perfettamente. E non mi si venga a dire che

con i vetri è meglio farci le finestre e con il cioccolato le uova

di Pasqua, anziché le favole: in questo tipo di storie più che in

altre la fantasia gioca tra reale e immaginario, in un’altalena

che ritengo molto istruttiva, anzi, addirittura indispensabile per

impadronirsi fino in fondo del reale, rimodellandolo.


in: Gianni Rodari, La grammatica della fantasia, Torino : Einaudi

Data storytelling

Data Storytelling significa raccontare una storia attraverso i dati. Concretamente, vuol dire codificare graficamente informazioni di carattere quantitativo per trasmettere un messaggio in forma narrativa, utilizzando simboli o metafore.

17 pillole di Data Storytelling



Marco Pozzi, chi è

Marco Pozzi, ingegnere gestionale e dottore di ricerca al Politecnico di Torino, da anni studia i sistemi di trasmissione della conoscenza alla luce delle Digital Humanities. La sua tesi di dottorato ha titolo: "La memoria della ingegneria alla luce delle Digital Humanities - Come dall’Archivio Filippo Burzio si accede al sistema della cultura piemontese, tra ingegneria e politica, tra economia e società, tra letteratura e filosofia".
Insieme a Vittorio Marchis ha curato i dieci libri sugli “Incontri con la macchina” (Mimesis), opera corale che raccoglie gli scritti di oltre duecentocinquanta dottorandi del Politecnico nei corsi di “Epistemologia della macchina” e “Antropologia della tecnica”. Ne ha seguito l’adattamento in forma di podcast con la web radio del Politecnico, OndeQuadre (presentazione del progetto: https://www.polito.it/ateneo/comunicazione-e-ufficio-stampa/poliflash/va-in-onda-incontri-con-la-macchina-il-podcast-della-scuola - puntate ascoltabili:  https://open.spotify.com/show/2HDnHbPJRwc8UqqH0bbn7c).
Insieme all'associazione Sloweb ha curato Conversazioni per un digitale sostenibile (Guerini Next) e Elementi di etica digitale - Opportunità, impatti e rischi delle tecnologie (Loescher); in pubblicazione Appunti di educazione civica digitale (Loescher).  

Allenatore di baskin (basket inclusivo), in occasione delle Olimpiadi di Tokyo 2020 ha realizzato il podcast Il respiro della palla
sulla storia dello sport; da questo titolo sono nati i profili Facebook e Instagram che seguono l’attualità sportiva e che recentemente hanno raccontato le NBA Finals 2025 con testimonianze dirette fra realtà e finzione.

La lezione di giovedì 19 marzo

La lezione verterà sul tema del narrare, del raccontare e naturalmente dello scrivere e del comunicare. Sarà tenuta da dott. Marco Pozzi di cui questo è il suo ultimo articolo. 

Come scrivere un racconto

Sembrerebbe più facile mettere su carta (o su file) un breve racconto piuttosto che scrivere un lungo romanzo, ma non è così. Lo spiega la Scuola Holden con Ugo Sandulli.

 


Prossimo incontro

Il prossimo incontro sarà giovedì 19 marzo dalle ore 17 alle ore 19 e il tema sarà la narrazione: interverrà il dott Marco Pozzi.



La bellezza nel Dizionario di Maqiao

"Io non prestavo molta attenzione a queste leggende, non ci credevo, non avevo neppure svolto indagini sulla relazione fra la bellezza e le catastrofi. Era vero, ad esempio, che la potesse facilmente confondere la mente, stranire, portare alla follia? Che a causa sua si potesse trascurare il proprio dovere, agire in modo sconsiderato? Mi interessava il termine «discordia». Implicava una conclusione che metteva un po’ paura: la bellezza era un male, il bene era un pericolo, la bellezza e il bene potevano creare divisione, instabilità, insoddisfazione, determinavano dispute e odî, portavano discordia. Un tempo il prezioso disco di giada intagliato da Bian He provocò la guerra fra lo Stato di Zhao e quello di Qin, Elena causò la decennale guerra di Troia, cosí probabilmente si spiega questo modo di dire. Secondo tale logica, per mantenere la pace nel mondo, l’umanità non può che adeguarsi, seguire la corrente, conformarsi, sporcarsi il viso con il fango."


Bellezza in Cinese

 美丽 (Měilì)



Hózhó

Hózhó is a foundational Navajo (Diné) philosophy representing a state of universal beauty, harmony, balance, and health. It is a holistic, active way of life—often called "walking in beauty" (hózhó náásá)—that requires individuals to cultivate positive, respectful, and peaceful relationships with nature, the spiritual world, and themselves. 

Sport e brevetti

I brevetti e i marchi sportivi nel ventennio 1922.1942 in Italia

Brevetti per lo sport amatoriale



I sei nomi della bellezza

Ecco un libro che apre la mente e ci porta oltre i confini dell'estetica: 

I sei nomi della bellezza : l'esperienza estetica del mondo 

di Crispin Sartwell (Einaudi)

1. Beauty

English, the object of longing

2. Yapha

Hebrew, glow, bloom

3. Sundara

Sanskrit, holiness

4. To Kalon

Greek, idea, ideal

5. Wabi-Sabi

Japanese, humility, imperfection

6. Hozho

Navajo, health, harmony 


Che cosa è la bellezza?

Nel quantizzare i parametri che una analisi deve tenere in conto per una ottimizzazione di un qualsiasi obiettivo, la bellezza  sfugge, Il teologo laico Vito Mancuso ci propone le sue considerazioni nel suo libro La via della bellezza. E così il filosofo declina in maniera comprensibile la terminologia sottesa al campo di indagine della bellezza stessa: armonia, arte, bellezza, caos, cosmo-natura, eleganza, estetica, fascino, forma, gloria, grazia, gusto, meraviglia, proporzione, splendore, stile, sublime.

Esiste un rapporto tra la bellezza, lo sport e la tecnologia? Come è concepita la bellezza in un mondo a noi alieno?


Mechanics for fun

IQ Cube




Telephone rotary dial mechanism

Hear the explanation of the mechanism of an electromechanical telephone rotary dial.

AUTOMATIC TELEPHONE DIALS



Prossimo incontro - 19 marzo

Il prossimo incontro avverrà il 19 marzo sempre nella Sala Riunioni DIMEAS dalle 17:00 -19:00.

Si attendono i primi elaborati.

Come cambiano gli usi...

Nel mondo del digitale tutto sta cambiando. L'uso delle parole cambia in funzione delle tecnologie. Questi i risultati delle presenze sui libri italiani.



Le mappe concettuali

Per organizzare il pensiero le mappe concettuali sono di grande aiuto, ma con alcuni accorgimenti: queste le raccomandazioni per incominciare.

  1. scegliere non più di sette parole che descrivano l'argomento che si vuole studiare o presentare
  2. queste parole devono appartenere allo stesso "genere" ossia devono esprimere "cose", "situazioni", "azioni" e non devono essere troppo concettuali, ma concrete
  3. scegliere tre possibili tipologie di collegamenti: per esempio, nel nostro caso, riguardanti le funzioni, lo sport, e la fantasia ed assegnare a ciascuna un colore
  4. cercare di unire con la logica dei colori i vari nodi (ossia le parole): i concetti saranno quelli che emergono dai legami
  5. se non si riesce a trovare una rete di connessioni, cambiare le "parole"
Ecco alcuni esempi:



Il senso della bellezza

Per comprendere la scienza e l'arte, e come siano espressioni della ricerca più pura e sincera della nostra voglia di conoscere si consiglia di vedere il film Il senso della bellezza - Arte e scienza al CERN.

Questo il trailer del documentario di Valerio Jalongo



Leggero / pesante - 轻重

The characters  轻重, are pronounced qīngzhòng in Mandarin Chinese.This term literally means "light and heavy" and is used to describe the weightseverity, or degree of seriousness of a situation.
Key Meanings and Usage
  • Physical Weight: Literally refers to how light or heavy something is.
  • Severity/Importance: Used to describe the seriousness of a case or event (e.g., "the severity of the crime").
  • Sense of Propriety: Often appears in the phrase 不知轻重 (bù zhī qīng zhòng), which means "not knowing what's important" or failing to appreciate the gravity of a situation.


Esotismi: come scrivere un "dizionario"


FIUME

Gli abitanti di Maqiao pronunciavano gang il termine jiang, «fiume», del cinese standard e con esso non si limitavano a indicare gli ampi e possenti corsi d’acqua, ma anche i ruscelli e i rivoli. Similmente, la gente del Nord, quando parlava di «mare» intendeva anche i laghi e gli stagni, fatto che sembrava un po’ incomprensibile a quelli del Sud. A quanto pare è stato chi è venuto dopo ad attribuire importanza alla misura delle cose.

In inglese, la differenza fra
river e stream è data dalla grandezza. Invece in Francia, che si trova giusto al di là dello stretto della Manica, fleuve indica un fiume che sfocia nel mare, mentre rivière è un fiume interno o un affluente. Come si vede, al mondo, non c’è la stessa corrispondenza fra i nomi e le cose.

Piú tardi, gli abitanti di Maqiao compresero il concetto di misura, ma non gli diedero troppo valore, si limitarono a indicarla cambiando semplicemente il tono: pronunciando
gang usando il primo tono presero a indicare un grande fiume, con il quarto tono intesero i ruscelli e i rivoli. A un forestiero occorreva molto tempo per comprendere la distinzione senza timore di sbagliare. Appena arrivato a Maqiao io stesso feci un errore del genere quando, pieno di buona volontà, andai a cercare un fiume seguendo le indicazioni dei locali. Quando giunsi a destinazione, mi trovai davanti un torrentello che avrei potuto scavalcare con un unico passo; dentro c’erano piante acquatiche scure e serpenti che passavano veloci, non era certo il posto adatto a lavarsi o a fare una nuotata.

Il
gang quarto tono non corrispondeva al gang primo tono. Camminando secondo le istruzioni del quarto tono mi avvicinai ad acque turbolente, poi ad acque tranquille, dopo di nuovo ad acque turbolente per poi tornare a quelle tranquille, e anche il mio corpo provò continuamente la sensazione di andare in pezzi e poi ricomporsi, di perdersi e poi ritrovarsi. Incontrai un vecchio che pascolava le mucche e mi disse che non dovevo sottovalutare il ruscello solo perché era piccolo, un tempo la sua acqua era cosí oleosa che la si poteva usare per accendere le lampade.

Le prime righe dell'indice

1. Copertina

2. Frontespizio

3. Il dizionario di Maqiao

4. FIUME

5. FIUME LUO

6. MAN (E MAN DEL CLAN LUO)

7. TERZO DEL TERZO

8. MAQIAOGONG

9. CUGINO

10. DOLCE

11. TINTURA DI IODIO

12. RUSTICO

13. STESSA PENTOLA

14. POSARE LA PENTOLA

15. PICCOLO FRATELLO MAGGIORE (E ALTRO)

16. IL PALAZZO DEGLI IMMORTALI (E I NULLAFACENTI)

17. SCIENZA

18. SVEGLIO

19. ADDORMENTATO

20. DISTRIBUIRE CANZONI

21. IMBATTERSI NEL ROSSO

22. IL CANTANTE DI QOQO

23. LIGELANG

24. DRAGO

25. DRAGO (SECONDA PARTE)


La migrazione delle parole


Michel Serres, filosofo francese e studioso di epistemologia scrive nel suo Les origines de la géometrie (Paris : Flammarion, 1993):

Outils, enjeux, fétiches, marchandises: non objets

Sous la rage de la lutte, dans ls circuits de l'echange, sous les autels de l'adoration, les objets ne sont pas des objets.

Devant le marbre des tabernacls ou dans l'arche de l'alliance, les choses se transsubstantiens en fétiches. Au milieu de la poussière des combats, les choses se transforment et  deviennent des enjeux. A la banque,à la bourse, sur le carreau des halles, au marché, à l'échoppe, l'échange mute les choses en marchandises.

Una lezione di semiotica di Umberto Eco


Eccola qui...

e poi...

L'isola del giorno prima

Fango, argilla, mota...

Alla fine di tutto, come estremo limite prodotto dall'entropia cosmica, dove tutto è eguale e confuso c'è la sabbia argillosa...

mud flats...

... ma dall'argilla nasce il poiein


Le chirurgien du roi...

 Les Oeuvres d'Ambroise Paré

Chi fu Ambroise Paré?

Dal poiéin alla poesia

 Uno sguardo ad alcuni post del passato

Il termine greco poieîn (ποιεῖν), spesso citato nella forma del presente indicativo poieo (ποιέω), significa "fare", "produrre", "creare" o "comporre". È la radice etimologica di "poesia" (da poiesis, creazione/poesia) e designa un atto produttivo che porta qualcosa dall'inesistenza all'essere, associato sia all'artigianato che all'arte. 

Il sistema figurato delle conoscenze umane

All'inizio dell'Encyclopédie viene presentata una tavole che illustra il Système figuré des connoissance humaines. Eè ripartito in Mémoire, Raison, Imagination. Una conoscenza che si ripartisce anche lungo una dimensione temporale: mémoire t<t(0) (il passato è fondamentale), raison t=t(0) (la conoscenza è fuori dal tempo), imagination  t>t(0) (si opera guardando al futuro).



Le parole, in cinese

La lingua cinese è una lingua in cui il segno ha un valore fondamentale, separato dal fonema, che segue un'altra strada. Inoltre bisogna ricordare che la filosofia dello yin e dello yang è sempre dietro l'angolo e molte "parole" sono composte da due ideogrammi, che rappresentano due poli in opposizione. In queso caso molte parole sono un "premio" all'inclusione.

Andiamo a vedere un vecchio post