Gianni Rodari

26. L’OMINO DI VETRO

Dato un personaggio, reale (come la Befana o Pollicino) o

immaginario come l’uomo di vetro, per dire il primo che mi

viene in mente) le sue avventure potranno essere logicamente

dedotte dalle sue caratteristiche. «Logicamente» qui è detto in

rapporto a una “logica fantastica” o a una “logica-logica”?

Non saprei. Forse a tutt’e due.

Sia, per l’appunto, un uomo di vetro. Egli dovrà agire,

muoversi, contrarre relazioni, subire incidenti, provocare

eventi solo obbedendo alla natura della materia di cui lo

immaginiamo fatto.

L’analisi di questa materia ci offrirà la regola del

personaggio.

Il vetro è trasparente. L’uomo di vetro è trasparente. Gli si

leggono i pensieri in testa. Non ha bisogno di parlare per

comunicare. Non può dire bugie, perché si vedrebbero

immediatamente, a meno che egli non porti il cappello. Brutto

giorno, nel paese degli uomini di vetro, quello in cui viene

lanciata la moda del cappello, cioè la moda di nascondersi i

pensieri.

Il vetro è fragile. La casa dell’uomo di vetro dovrà dunque

essere tutta imbottita. I marciapiedi saranno tappezzati di

materassi. Vietata la stretta di mano (!). Proibiti i lavori

pesanti. Il vero medico del paese è il vetraio.

Il vetro può essere colorato. E’ lavabile. Eccetera. Nella

mia enciclopedia, al vetro sono dedicate quattro grandi pagine,

e quasi ad ogni riga s’incontra una parola che potrebbe

acquistare il suo significato nella storia degli uomini di vetro.Sta lì, nero su bianco, accanto a ogni sorta di notizie chimiche,

fisiche, industriali, storiche merceologiche, e non lo sa: ma il

suo posto in una fiaba è assicurato.

Il personaggio di legno deve guardarsi dal fuoco che può

bruciargli i piedi, in acqua galleggia facilmente, il suo pugno è

secco come una bastonata, se lo impiccano non muore, i pesci

non lo possono mangiare: tutte cose che giustamente

succedono a Pinocchio, perché è di legno. Se Pinocchio fosse

di ferro, gli succederebbero avventure di tutt’altro genere.

Un uomo di ghiaccio, di gelato, o di burro, può vivere solo

in un frigorifero, altrimenti si scioglie: le sue avventure si

muoveranno tra il «freezer» e la lattuga in fresco.

Un uomo di carta velina avrà avventure diverse da un

uomo di marmo, di paglia, di cioccolato, di plastica, di fumo,

di pasta di mandorle. In questo campo, analisi merceologica e analisi fantastica

coincidono quasi perfettamente. E non mi si venga a dire che

con i vetri è meglio farci le finestre e con il cioccolato le uova

di Pasqua, anziché le favole: in questo tipo di storie più che in

altre la fantasia gioca tra reale e immaginario, in un’altalena

che ritengo molto istruttiva, anzi, addirittura indispensabile per

impadronirsi fino in fondo del reale, rimodellandolo.


in: Gianni Rodari, La grammatica della fantasia, Torino : Einaudi

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