26. L’OMINO DI VETRO
Dato un personaggio, reale (come la Befana o Pollicino) o
immaginario come l’uomo di vetro, per dire il primo che mi
viene in mente) le sue avventure potranno essere logicamente
dedotte dalle sue caratteristiche. «Logicamente» qui è detto in
rapporto a una “logica fantastica” o a una “logica-logica”?
Non saprei. Forse a tutt’e due.
Sia, per l’appunto, un uomo di vetro. Egli dovrà agire,
muoversi, contrarre relazioni, subire incidenti, provocare
eventi solo obbedendo alla natura della materia di cui lo
immaginiamo fatto.
L’analisi di questa materia ci offrirà la regola del
personaggio.
Il vetro è trasparente. L’uomo di vetro è trasparente. Gli si
leggono i pensieri in testa. Non ha bisogno di parlare per
comunicare. Non può dire bugie, perché si vedrebbero
immediatamente, a meno che egli non porti il cappello. Brutto
giorno, nel paese degli uomini di vetro, quello in cui viene
lanciata la moda del cappello, cioè la moda di nascondersi i
pensieri.
Il vetro è fragile. La casa dell’uomo di vetro dovrà dunque
essere tutta imbottita. I marciapiedi saranno tappezzati di
materassi. Vietata la stretta di mano (!). Proibiti i lavori
pesanti. Il vero medico del paese è il vetraio.
Il vetro può essere colorato. E’ lavabile. Eccetera. Nella
mia enciclopedia, al vetro sono dedicate quattro grandi pagine,
e quasi ad ogni riga s’incontra una parola che potrebbe
acquistare il suo significato nella storia degli uomini di vetro.Sta lì, nero su bianco, accanto a ogni sorta di notizie chimiche,
fisiche, industriali, storiche merceologiche, e non lo sa: ma il
suo posto in una fiaba è assicurato.
Il personaggio di legno deve guardarsi dal fuoco che può
bruciargli i piedi, in acqua galleggia facilmente, il suo pugno è
secco come una bastonata, se lo impiccano non muore, i pesci
non lo possono mangiare: tutte cose che giustamente
succedono a Pinocchio, perché è di legno. Se Pinocchio fosse
di ferro, gli succederebbero avventure di tutt’altro genere.
Un uomo di ghiaccio, di gelato, o di burro, può vivere solo
in un frigorifero, altrimenti si scioglie: le sue avventure si
muoveranno tra il «freezer» e la lattuga in fresco.
Un uomo di carta velina avrà avventure diverse da un
uomo di marmo, di paglia, di cioccolato, di plastica, di fumo,
di pasta di mandorle. In questo campo, analisi merceologica e analisi fantastica
coincidono quasi perfettamente. E non mi si venga a dire che
con i vetri è meglio farci le finestre e con il cioccolato le uova
di Pasqua, anziché le favole: in questo tipo di storie più che in
altre la fantasia gioca tra reale e immaginario, in un’altalena
che ritengo molto istruttiva, anzi, addirittura indispensabile per
impadronirsi fino in fondo del reale, rimodellandolo.
in: Gianni Rodari, La grammatica della fantasia, Torino : Einaudi
Nessun commento:
Posta un commento