Antropologia della tecnica - Anthropology of technology
Materials and notes by Vittorio Marchis, around his courses at Doctoral School of Politecnico di Torino
Engineering and the Humanities
E' finalmente stato pubblicato il mio libro Engineering and the Humanities da Springer Nature. In questo volume si può trovare la sintesi di tutto ciò a cui ho lavorato negli ultimi 25 anni.
Prima del WEB
Prima del Web c'era il Gopher e per fare le ricerche bisognava entrare direttamente nei vari archivi che avevano i propri indici, organizzati nella maniera tradizionale (alfabetica o tematica). Non esisteva la ricerca random access.
Un altro esempio
Rumore (testo di Vittorio Marchis)
Threomai (rumoreggio), bromeo
(rumoreggio, rimbombo), doupos (fracasso, di battaglia), hechhe (rumore, eco,
lamento), thòrubos (rumore), thrulos (rumore, borbottio), kanachè (forte
rumore), konabéo (rimbombo, echeggio), ktupeo (risuono), ktupos (rumore
prodotto da percussione), òtobos (rumore di battaglia), pàtagos (rumore di
corpi che si urtano), ròthos (rumore di
acqua), roibdos (rumore acuto), …
Ho appena trovato sullo scaffale di book crossing in un
corridoio d’ospedale un libro di Damon Krukowski intitolato Ascoltare il
rumore: la riscoperta dell’analogico nell’era della musica digitale e l’ho
subito afferrato. Queste occasioni si trovano soltanto nei luoghi come questo.
Più nessuno legge e anche sui banchetti del mercato i libri usati sono venduti
a un Euro l’uno. Mi stupisce che l’exergo che trovo prima del capitolo primo
riporti una citazione di Franz Kafka. St tratta di un pezzo degli Aeroplani
a Brescia, una cronaca che l’autore fece della sua presenza il 9 settembre
1909 a uno dei primi circuiti aerei della storia dell’aviazione. Stranamente il
brano non parla di rumore, ma del sudiciume trovato nell’albergo che gli era
stato assegnato. Il sudiciume è silenzioso o rumoroso?
Ecco che però nel primo capitolo fa capolino un paragrafo
intitolato “rovistando nella pattumiera della storia”. Qui subito scopriamo che
per un ingegnere elettronico “il rumore è tutto ciò che non è considerato
segnale”. Sarà poi vero al 100%? Mi verrebbe la voglia di andare a sfogliare le
pagine del Dizionario di ingegneria curato da Federico Filippi per i
tipi della Utet, ma non lo faccio. Penso invece al genere della still life,
la natura morta che invece, soprattutto nella pittura ma non soltanto, ci riporta
al silenzio… Così con l’avvento dell’era digitale “la poesia potrebbe essere
ciò che sopravvive alla traduzione” come suggerì all’autore il suo insegnante
Charles Simic.
Il white noise è rumore caratterizzato dall'insieme di
tutte le frequenze possibili nello spettro sonoro, aventi lo stesso livello, un
segnale che potrebbe essere indice della casualità più assoluta. Ma il rumore
dello sport, quello che percepiamo sulle gradinate di uno stadio o dai segnali
prodotti dall’emettitore acustico del nostro smartphone è davvero bianco?
Se il segnale presenta rumore bianco a media zero aggiunto, usando
un filtro passa basso, si ridurrà la quantità di rumore senza eliminarlo del
tutto. E’ errato pensare che il filtraggio elimini il rumore il cui residuo sarà
colorato, a media zero, e avrà una varianza o una deviazione standard ridotta.
Un amico mi consiglia di ripassare il teorema di Shannon–Hartley le cui
conseguenze sono che "ogni volta che elaboriamo dei dati, diminuiamo la
quantità di informazione". Se cerchiamo di filtrare il rumore di fondo che
accompagna una partita di calcio o un match di tennis perdiamo qualcosa…
Un operaio afferra la pala dell’elica
per metterla in moto, le dà uno strattone, si ode come il respiro di un uomo
robusto nel sonno, ma l’elica non si muove più… Blériot se ne sta quieto sul
sedile… Di nuovo si dà una spinta all’elica… Il motore si mette in moto con
gran fracasso… non si ode una parola, chi comanda è il rumore dell’elica…
D. Krukowski, Ascoltare il rumore: la riscoperta
dell’analogico nell’era della musica digitale, Roma : Edizioni SUR, 2017.
Una voce di esempio
Acqua (testo di Vittorio Marchis)
Guarda come piove! Questa esclamazione accomuna tutte le colture, dalla Northumbria al Sahara perché l’acqua è elemento base della vita. E dello sport. Ma non si tratta solo del nuoto o del canottaggio. E neppure di tutti gli sport invernali, se pure neve e ghiaccio sono acqua portata a bassa temperatura. Lo sport è anche gioco e subito compare alla ribalta il film di Peter Greenaway, Giochi nell’acqua. Ma in questo caso lo sport, e soprattutto l’indagine antropologica, non hanno molte connessioni con la vicenda grottesca di tre donne uxoricide. Tra le voci della Enciclopedia antropologica, Cosmo Corpo, cultura curata da Christoph Wulf mancano, con sorpresa, le voci Acqua e Sport.
Ma nell’Antropologia dell’uomo globale, sempre un saggio del professor Wulf, che dichiara che la sua opera ha lo scopo di offrire un contributo all’intensa discussione condotta negli ultimi dieci anni intorno all’autocomprensione dell’antropologia, questi riferimenti fanno capolino e servono per fornirci un nuovo indirizzo in una ricerca che può avere nuovi sviluppi. Si legge: “L’identità sessuale si forma e si rafforza anche nelle pratiche ludiche e sportive. In alcuni sport, esiste una specifica «geografia sessuale» con assegnazioni, separazioni e delimitazioni specifiche.” E poco più avanti si arriva alla “ cultura della sostenibilità, che mira a garantire la possibilità stessa di un futuro per l’uomo. Quest’ultima si fa portatrice delle esigenze, da parte degli individui, delle società e dei sistemi economici, di utilizzare energie e risorse rinnovabili, preservare la varietà biologica e climatica, ridurre lo spreco di acqua”.
L’antropologo è un essere curioso e nella intricata bibliografia di questo libro scopre un’opera che lo stimola: Marcel Griaule, Dio d’acqua, che abbiamo nella traduzione di Giorgio Agamben. Si tratta del resoconto delle esperienze che Marcel Grìaule fece tra i Dogon nel 1931; l'itinerario della missione Dakar-Djibouti passava attraverso Le Rocce di Bandiagara, regione allora quasi sconosciuta, giudicata selvaggia e addirittura pericolosa. La missione fu ripetuta nel 1946, dopo la guerra. Nei racconti che l’antropologo ascolta dal vecchio cacciatore cieco, Ogotemmeli, scopriamo i miti e le leggende di un popolo del Mali.
Si impara così quel gioco di cordicelle tese fra le sue mani palmate per insegnare agli uomini la tecnica del tamburo da ascella, che era una forma di tessitura.
–È vero,– diceva, –che nella progressione dei tempi le donne staccavano le stelle per darle ai loro bambini. Essi le bucavano con un fuso e facevano girare queste trottole di fuoco per mostrarsi tra loro come funzionava il mondo. Ma non era che un gioco.– Le stelle erano nate dalle pallottole di terra lanciate nello spazio dal dio Amma, dio unico. Egli aveva creato la luna e il sole secondo una tecnica più complicata che non fu la prima conosciuta dagli uomini ma che è la prima di cui vi sia testimonianza per Dio: la fabbricazione del vasellame.
Quando si assiste a una partita di calcio che viene investita da un acquazzone violento il divertimento cambia: prima che l’arbitro sospenda il gioco non importa più chi conduca il gioco, se la difesa o l’attacco della squadra avversaria sia creativa o stanca. E’ bello assistere al gioco che la Natura sviluppa tra le gambe dei ventidue giocatori. Sempre che nessuno sia stato espulso prima.
I Dogon sono pieni di riguardi per gli utensili. Allora l'uomo si slancia, e, come in un sogno, il recipiente di zucca, che ha già lasciato le corna, galleggia ora sull'acqua, trascinando l'imprudente verso i geni che bevono il sangue attraverso le sue narici. Si trattava di manifestazioni terrestri: cento leggende ben localizzate parlano dei grandi montoni che attirano le ragazze e vagano sulle rive degli specchi d'acqua durante la stagione umida per trascinare le sventurate fra i nenufari …L'ariete è il maschio, il recipiente di zucca è la femmina. È un ariete d'oro. Prima di ogni temporale, durante la stagione delle piogge, lo si può vedere muoversi nella volta celeste.
C. Wulf, Antropologia dell’uomo globale: Storia e concetti, Torino : Bollati Boringhieri, 2013.
M. Griaule, Dio d’acqua ; Como : Red edizioni, 1996.





