I brevetti e i marchi sportivi nel ventennio 1922.1942 in Italia
Brevetti per lo sport amatoriale
Materials and notes by Vittorio Marchis, around his courses at Doctoral School of Politecnico di Torino
Outils, enjeux, fétiches, marchandises: non objets
Sous la rage de la lutte, dans ls circuits de l'echange, sous les autels de l'adoration, les objets ne sont pas des objets.
Devant le marbre des tabernacls ou dans l'arche de l'alliance, les choses se transsubstantiens en fétiches. Au milieu de la poussière des combats, les choses se transforment et deviennent des enjeux. A la banque,à la bourse, sur le carreau des halles, au marché, à l'échoppe, l'échange mute les choses en marchandises.
Scotland, not Canada, invented the game
But curling in fact traces its roots to 16th century Scotland, where the sport's earliest contests were held and the oldest known curling stone continues to be kept in the Stirling Smith Art Gallery and Museum in Stirling.
Ogni partecipante al corso è invitato a creare un Blog, su cui giorno dopo giorno scrivere i propri commenti, le propria considerazioni, i propri appunti intorno al lavoro che dovrà svolgere.
Il Blog è un Web-Log ossia un diario scritto e pubblicato nel Web. Il nome deriva dal LogBook, il diario di bordo di navi (e aerei) su cui si annotano i particolari salienti di ogni viaggio. Il nome "log" inizialmente faceva riferimento a ciocco di legno usato per misurare la velocità di una nave in nodi. A questo proposito si rimanda a un articolo di Vittorio Marchis apparso sulla Rivista "Radio Kit Elettronica" (6, 2018).
Ecco alcuni passi dell'articolo citato: "Prima del LogBook arriva il “log” e l’origine di questa parola ha radici nel vocabolario dell’antico norvegese per designare un grosso tronco tagliato. Infatti i glottologi fanno derivare questa parola dalla radice liggia, donde l’inglese to lie, ovvero giacere, perché il log è un tronco tagliato; altri etimologisti facendo riferimento al suono della parola la riconducono a qualcosa di massiccio, donde clog che significa genericamente “pezzo di legno”. [...] Negli anni '70 del Seicento incominciò a entrare in uso il termine log-book che nei secoli successivi, e precisamente nel 1842, come attestano le cronache linguistiche nel linguaggio marinaresco, fu semplicemente abbreviato in “log”. Si tratta del diario di bordo su cui si annotano giornalmente i dati di navigazione, velocità della nave, forza del mare e del vento, e tutti gli altri eventi che interessano la storia del viaggio. Anche in questo caso il pezzo di legno entra di diritto perché esso è parte essenziale del primo sistema di misura della velocità di navigazione. Il log, un pezzo di legno che via via assunse forme più consone alla sua funzione, era assicurato all'estremità di una cima (“logline” o “chip log-line”) che riportava dei nodi a intervalli regolari. L'invenzione è da attribuire al portoghese Bartolomeu Crescêncio all’inizio del Cinquecento ma il primo documento che ne riporta l’uso risale al 1574 nel volume “A Regiment for the Sea” di William Bourne. Allo strumento era associata una clessidra che misurava un intervallo di tempo di mezzo minuto o più precisamente di 28,8 secondi."
Here you find some historical considerations on the use of pes romanus
Metron, length measures in Ancient Rome
La cultura materiale fonda la sua memoria e i suoi saperi sugli oggetti. La scienza e la tecnica dello sport si fonda sui materiali (vedi il capitolo scritto da Antonio dal Monte nella Enciclopedia dello Sport - Treccani). Ma spesso negli oggetti si condensa non solo la loro consistenza meccanica: essi diventano feticci, monumenti...
Creeare un modello dela propria "cosa" facendo il modo di uscire dalla più diretta e immediata rappresentazione.
Per esempio, sempre con riferimento al ferro da stiro:
"[The car is] devoured as an image, if not through its use, by a whole people that sees in it a perfectly magical object." (Roand Barthes, Mythologies (Paris, Editions de Seuil: 1957), p. 150, trad.it. Miti d'oggi)
Gender and the Automobile in the United States, by Margaret Walsh
Il 18 febbraio del 1920, Gabriele d’Annunzio, in una lettera – pubblicata dal Corriere della Sera il 27 ottobre 1923 – indirizzata al senatore Giovanni Agnelli, scrisse: “Mio caro Senatore, in questo momento ritorno dal mio campo di Desenzano, con la Sua macchina che mi sembra risolvere la questione del sesso già dibattuta. L’Automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza. Inclinata progreditur. Le sono riconoscentissimo di questo dono elegante e preciso. Ogni particolare è curato col più sicuro gusto, secondo la tradizione del vero artiere italiano. Per consacrare l’accertamento del genere masc. o fem., ormai determinato dalla novissima macchina, Mastro Paragon Coppella, orafo del Vittoriale, osa offerire alla Sua figliuola e alla Sua nuora questi infallibili talismani. Le stringo la mano“. Così il Poeta, grande amante di motori, lingua italiana e gentil sesso, risolse il dibattito semantico sul sesso dell’automobile.