Un altro esempio

 Rumore  (testo di Vittorio Marchis)

 Nella lingua accadica ramāmu, ramāwu indicano il gridare, vociare, rumoreggiare: di qui Giovanni Semerano fa derivare il latino rumor, donde il nostro rumore. Ma c’è anche chi afferma, in ambienti accademici tra gli antropologi, che andare a conoscere una realtà sociale, una comunità a noi aliena la cosa migliore è affrontarla non conoscendone la lingua. Che tutto ciò sia vero non ne sono certo ma certamente i confini tra rumori e suoni tra fracasso e parole  sono assai confusi, soprattutto nella nostra società digitale, assillata dai Rumors. E poiché per la maggior parte di chi mi sta leggendo il Greco Antico è certamente una lingua completamente aliena ecco che cosa trovo sempre in uno dei meravigliosi  e utilissimi dizionari etimologici del Semerano (tralascio la scrittura nei caratteri originali per non dare sfoggio di troppa erudizione e trascrivo solo la traslitterazione fonetica):

Threomai (rumoreggio), bromeo (rumoreggio, rimbombo), doupos (fracasso, di battaglia), hechhe (rumore, eco, lamento), thòrubos (rumore), thrulos (rumore, borbottio), kanachè (forte rumore), konabéo (rimbombo, echeggio), ktupeo (risuono), ktupos (rumore prodotto da percussione), òtobos (rumore di battaglia), pàtagos (rumore di corpi che si urtano), ròthos (rumore  di acqua), roibdos (rumore acuto), …

Ho appena trovato sullo scaffale di book crossing in un corridoio d’ospedale un libro di Damon Krukowski intitolato Ascoltare il rumore: la riscoperta dell’analogico nell’era della musica digitale e l’ho subito afferrato. Queste occasioni si trovano soltanto nei luoghi come questo. Più nessuno legge e anche sui banchetti del mercato i libri usati sono venduti a un Euro l’uno. Mi stupisce che l’exergo che trovo prima del capitolo primo riporti una citazione di Franz Kafka. St tratta di un pezzo degli Aeroplani a Brescia, una cronaca che l’autore fece della sua presenza il 9 settembre 1909 a uno dei primi circuiti aerei della storia dell’aviazione. Stranamente il brano non parla di rumore, ma del sudiciume trovato nell’albergo che gli era stato assegnato. Il sudiciume è silenzioso o rumoroso?

Ecco che però nel primo capitolo fa capolino un paragrafo intitolato “rovistando nella pattumiera della storia”. Qui subito scopriamo che per un ingegnere elettronico “il rumore è tutto ciò che non è considerato segnale”. Sarà poi vero al 100%? Mi verrebbe la voglia di andare a sfogliare le pagine del Dizionario di ingegneria curato da Federico Filippi per i tipi della Utet, ma non lo faccio. Penso invece al genere della still life, la natura morta che invece, soprattutto nella pittura ma non soltanto, ci riporta al silenzio… Così con l’avvento dell’era digitale “la poesia potrebbe essere ciò che sopravvive alla traduzione” come suggerì all’autore il suo insegnante Charles Simic.

Il white noise è rumore caratterizzato dall'insieme di tutte le frequenze possibili nello spettro sonoro, aventi lo stesso livello, un segnale che potrebbe essere indice della casualità più assoluta. Ma il rumore dello sport, quello che percepiamo sulle gradinate di uno stadio o dai segnali prodotti dall’emettitore acustico del nostro smartphone è davvero bianco?

Se il segnale presenta rumore bianco a media zero aggiunto, usando un filtro passa basso, si ridurrà la quantità di rumore senza eliminarlo del tutto. E’ errato pensare che il filtraggio elimini il rumore il cui residuo sarà colorato, a media zero, e avrà una varianza o una deviazione standard ridotta. Un amico mi consiglia di ripassare il teorema di Shannon–Hartley le cui conseguenze sono che "ogni volta che elaboriamo dei dati, diminuiamo la quantità di informazione". Se cerchiamo di filtrare il rumore di fondo che accompagna una partita di calcio o un match di tennis perdiamo qualcosa…

Un operaio afferra la pala dell’elica per metterla in moto, le dà uno strattone, si ode come il respiro di un uomo robusto nel sonno, ma l’elica non si muove più… Blériot se ne sta quieto sul sedile… Di nuovo si dà una spinta all’elica… Il motore si mette in moto con gran fracasso… non si ode una parola, chi comanda è il rumore dell’elica…

 

D. Krukowski, Ascoltare il rumore: la riscoperta dell’analogico nell’era della musica digitale, Roma : Edizioni SUR, 2017.

Una voce di esempio

Acqua (testo di Vittorio Marchis)

Guarda come piove! Questa esclamazione accomuna tutte le colture, dalla Northumbria al Sahara perché l’acqua è elemento base della vita. E dello sport. Ma non si tratta solo del nuoto o del canottaggio. E neppure di tutti gli sport invernali, se pure neve e ghiaccio sono acqua portata a bassa temperatura. Lo sport è anche gioco e subito compare alla ribalta il film di Peter Greenaway, Giochi nell’acqua. Ma in questo caso lo sport, e soprattutto l’indagine antropologica, non hanno molte connessioni con la vicenda grottesca di tre donne uxoricide. Tra le voci della Enciclopedia antropologica, Cosmo Corpo, cultura curata da Christoph Wulf mancano, con sorpresa, le voci Acqua e Sport.

Ma nell’Antropologia dell’uomo globale, sempre un saggio del professor Wulf, che dichiara che la sua opera ha lo scopo di offrire un contributo all’intensa discussione condotta negli ultimi dieci anni intorno all’autocomprensione dell’antropologia, questi riferimenti fanno capolino e servono per fornirci un nuovo indirizzo in una ricerca che può avere nuovi sviluppi. Si legge: “L’identità sessuale si forma e si rafforza anche nelle pratiche ludiche e sportive. In alcuni sport, esiste una specifica «geografia sessuale» con assegnazioni, separazioni e delimitazioni specifiche.” E poco più avanti si arriva alla “ cultura della sostenibilità, che mira a garantire la possibilità stessa di un futuro per l’uomo. Quest’ultima si fa portatrice delle esigenze, da parte degli individui, delle società e dei sistemi economici, di utilizzare energie e risorse rinnovabili, preservare la varietà biologica e climatica, ridurre lo spreco di acqua”.

L’antropologo è un essere curioso e nella intricata bibliografia di questo libro scopre un’opera che lo stimola: Marcel Griaule, Dio d’acqua, che abbiamo nella traduzione di Giorgio Agamben. Si tratta del resoconto delle esperienze che Marcel Grìaule fece tra i Dogon nel 1931; l'itinerario della missione Dakar-Djibouti passava attraverso Le Rocce di Bandiagara, regione allora quasi sconosciuta, giudicata selvaggia e addirittura pericolosa. La missione fu ripetuta nel 1946, dopo la guerra. Nei racconti che l’antropologo ascolta dal vecchio cacciatore cieco, Ogotemmeli, scopriamo i miti e le leggende di un popolo del Mali.

Si impara così quel gioco di cordicelle tese fra le sue mani palmate per insegnare agli uomini la tecnica del tamburo da ascella, che era una forma di tessitura. 

–È vero,– diceva, –che nella progressione dei tempi le donne staccavano le stelle per darle ai loro bambini. Essi le bucavano con un fuso e facevano girare queste trottole di fuoco per mostrarsi tra loro come funzionava il mondo. Ma non era che un gioco.– Le stelle erano nate dalle pallottole di terra lanciate nello spazio dal dio Amma, dio unico. Egli aveva creato la luna e il sole secondo una tecnica più complicata che non fu la prima conosciuta dagli uomini ma che è la prima di cui vi sia testimonianza per Dio: la fabbricazione del vasellame.

Quando si assiste a una partita di calcio che viene investita da un acquazzone violento il divertimento cambia: prima che l’arbitro sospenda il gioco non importa più chi conduca il gioco, se la difesa o l’attacco della squadra avversaria sia creativa o stanca. E’ bello assistere al gioco che la Natura sviluppa tra le gambe dei ventidue giocatori. Sempre che nessuno sia stato espulso prima.

I Dogon sono pieni di riguardi per gli utensili. Allora l'uomo si slancia, e, come in un sogno, il recipiente di zucca, che ha già lasciato le corna, galleggia ora sull'acqua, trascinando l'imprudente verso i geni che bevono il sangue attraverso le sue narici. Si trattava di manifestazioni terrestri: cento leggende ben localizzate parlano dei grandi montoni che attirano le ragazze e vagano sulle rive degli specchi d'acqua durante la stagione umida per trascinare le sventurate fra i nenufari …L'ariete è il maschio, il recipiente di zucca è la femmina. È un ariete d'oro. Prima di ogni temporale, durante la stagione delle piogge, lo si può vedere muoversi nella volta celeste.

C. Wulf, Antropologia dell’uomo globale: Storia e concetti, Torino : Bollati Boringhieri, 2013.

M. Griaule, Dio d’acqua ; Como : Red edizioni, 1996.