Ancora qualcosa su Dostoevskij

Da Memorie del sottosuolo (1864)

L’incipit: “Sono un uomo malato… sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole.” E nel primo paragrafo queste brevi frasi sono giustapposte: “credo di avere mal di fegato”, “d’altronde, non capisco un accidente del mio male”; “non mi curo”, “anche se rispetto i dottori”; “sono anche estremamente superstizioso”, “almeno abbastanza per rispettare la medicina”; “probabilmente voi non lo capirete”, “invece io lo capisco”; “il fegato mi fa male”, “e allora avanti, che faccia ancor più male”.

Quante persone stanno parlando qui? O quante parti, scisse, dentro la stessa persona?

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La ragione [...] è una bella cosa, è indiscutibile, ma la ragione non è che la ragione e non soddisfa che la facoltà raziocinativa dell’uomo, mentre il volere è una manifestazione di tutta la vita [...]. E sebbene la nostra vita, in questa manifestazione, riesca sovente una porcheriola, pur tuttavia è la vita, e non è soltanto un’estrazione di radice quadrata.

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Di conseguenza, basta solo scoprire queste leggi di natura, e l’uomo non dovrà più rispondere delle sue azioni e vivere gli sarà estremamente facile. Tutte le azioni umane, s’intende, saranno calcolate allora secondo quelle leggi, matematicamente, come una tavola di logaritmi, fino a 108.000, e riportate sul calendario; oppure meglio ancora, usciranno delle benemerite pubblicazioni, sul tipo degli attuali dizionari enciclopedici, in cui tutto sarà elencato e indicato così esattamente, che al mondo ormai non ci saranno più né azioni, né avventure. Allora ‒ siete sempre voi a parlare ‒ subentreranno nuovi rapporti economici, già belli e pronti e calcolati con la stessa precisione matematica, cosicché in un attimo tutte le possibili domande spariranno, proprio perché riceveranno tutte le possibili risposte.

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Protestare non è possibile: due più due fa quattro. La natura non chiede permesso, non ha niente a che fare con i desideri, non si preoccupa di sapere se le sue leggi piacciono o no. Bisogna accettarla com’è, con tutte le sue conseguenze. Ma, per Dio, che m’importa delle leggi della natura e dell’aritmetica, se a me “due più due fa quattro” non piace? Magari non riuscirò a buttar giù questo muro a testate, ma non lo accetterò soltanto perché è un muro che non posso abbattere.

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