Ecco le ultime voci...

 ... alcune ancora in cerca di autore:

Colonna

Cronaca   (Marchis

Fionda  (Innocenti

Goccia

Guadagno

Incanto    (Troilo

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Killer

Odori    (Marchis

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Piede

Poligono   (Troilo

Qualitoni (teoria dei)   (Marchis

Qui-pro-quo   (Marchis

Tempio    (Pozzi

Tradimenti   (Pozzi

Tresche

Ultimo

Universalia

Wrestling  (Pozzi

Xenofobia    (Marchis

Yo-yo

Zucca   (Troilo


Ultimo incontro del Corso

 L'ultimo incontro si terrà giovedì 11 giugno 2026 sempre nella sala riunioni del DIMEAS dalle ore 17:30 alle 19:00

Engineering and the Humanities

E' finalmente stato pubblicato il mio libro Engineering and the Humanities da Springer Nature. In questo volume si può trovare la sintesi di tutto ciò a cui ho lavorato negli ultimi 25 anni.



Prima del WEB

Prima del Web c'era il Gopher e per fare le ricerche bisognava entrare direttamente nei vari archivi che avevano i propri indici, organizzati nella maniera tradizionale (alfabetica o tematica). Non esisteva la ricerca random access.



e poi c'erano le guide... come quelle telefoniche





Un altro esempio

 Rumore  (testo di Vittorio Marchis)

 Nella lingua accadica ramāmu, ramāwu indicano il gridare, vociare, rumoreggiare: di qui Giovanni Semerano fa derivare il latino rumor, donde il nostro rumore. Ma c’è anche chi afferma, in ambienti accademici tra gli antropologi, che andare a conoscere una realtà sociale, una comunità a noi aliena la cosa migliore è affrontarla non conoscendone la lingua. Che tutto ciò sia vero non ne sono certo ma certamente i confini tra rumori e suoni tra fracasso e parole  sono assai confusi, soprattutto nella nostra società digitale, assillata dai Rumors. E poiché per la maggior parte di chi mi sta leggendo il Greco Antico è certamente una lingua completamente aliena ecco che cosa trovo sempre in uno dei meravigliosi  e utilissimi dizionari etimologici del Semerano (tralascio la scrittura nei caratteri originali per non dare sfoggio di troppa erudizione e trascrivo solo la traslitterazione fonetica):

Threomai (rumoreggio), bromeo (rumoreggio, rimbombo), doupos (fracasso, di battaglia), hechhe (rumore, eco, lamento), thòrubos (rumore), thrulos (rumore, borbottio), kanachè (forte rumore), konabéo (rimbombo, echeggio), ktupeo (risuono), ktupos (rumore prodotto da percussione), òtobos (rumore di battaglia), pàtagos (rumore di corpi che si urtano), ròthos (rumore  di acqua), roibdos (rumore acuto), …

Ho appena trovato sullo scaffale di book crossing in un corridoio d’ospedale un libro di Damon Krukowski intitolato Ascoltare il rumore: la riscoperta dell’analogico nell’era della musica digitale e l’ho subito afferrato. Queste occasioni si trovano soltanto nei luoghi come questo. Più nessuno legge e anche sui banchetti del mercato i libri usati sono venduti a un Euro l’uno. Mi stupisce che l’exergo che trovo prima del capitolo primo riporti una citazione di Franz Kafka. St tratta di un pezzo degli Aeroplani a Brescia, una cronaca che l’autore fece della sua presenza il 9 settembre 1909 a uno dei primi circuiti aerei della storia dell’aviazione. Stranamente il brano non parla di rumore, ma del sudiciume trovato nell’albergo che gli era stato assegnato. Il sudiciume è silenzioso o rumoroso?

Ecco che però nel primo capitolo fa capolino un paragrafo intitolato “rovistando nella pattumiera della storia”. Qui subito scopriamo che per un ingegnere elettronico “il rumore è tutto ciò che non è considerato segnale”. Sarà poi vero al 100%? Mi verrebbe la voglia di andare a sfogliare le pagine del Dizionario di ingegneria curato da Federico Filippi per i tipi della Utet, ma non lo faccio. Penso invece al genere della still life, la natura morta che invece, soprattutto nella pittura ma non soltanto, ci riporta al silenzio… Così con l’avvento dell’era digitale “la poesia potrebbe essere ciò che sopravvive alla traduzione” come suggerì all’autore il suo insegnante Charles Simic.

Il white noise è rumore caratterizzato dall'insieme di tutte le frequenze possibili nello spettro sonoro, aventi lo stesso livello, un segnale che potrebbe essere indice della casualità più assoluta. Ma il rumore dello sport, quello che percepiamo sulle gradinate di uno stadio o dai segnali prodotti dall’emettitore acustico del nostro smartphone è davvero bianco?

Se il segnale presenta rumore bianco a media zero aggiunto, usando un filtro passa basso, si ridurrà la quantità di rumore senza eliminarlo del tutto. E’ errato pensare che il filtraggio elimini il rumore il cui residuo sarà colorato, a media zero, e avrà una varianza o una deviazione standard ridotta. Un amico mi consiglia di ripassare il teorema di Shannon–Hartley le cui conseguenze sono che "ogni volta che elaboriamo dei dati, diminuiamo la quantità di informazione". Se cerchiamo di filtrare il rumore di fondo che accompagna una partita di calcio o un match di tennis perdiamo qualcosa…

Un operaio afferra la pala dell’elica per metterla in moto, le dà uno strattone, si ode come il respiro di un uomo robusto nel sonno, ma l’elica non si muove più… Blériot se ne sta quieto sul sedile… Di nuovo si dà una spinta all’elica… Il motore si mette in moto con gran fracasso… non si ode una parola, chi comanda è il rumore dell’elica…

 

D. Krukowski, Ascoltare il rumore: la riscoperta dell’analogico nell’era della musica digitale, Roma : Edizioni SUR, 2017.

Una voce di esempio

Acqua (testo di Vittorio Marchis)

Guarda come piove! Questa esclamazione accomuna tutte le colture, dalla Northumbria al Sahara perché l’acqua è elemento base della vita. E dello sport. Ma non si tratta solo del nuoto o del canottaggio. E neppure di tutti gli sport invernali, se pure neve e ghiaccio sono acqua portata a bassa temperatura. Lo sport è anche gioco e subito compare alla ribalta il film di Peter Greenaway, Giochi nell’acqua. Ma in questo caso lo sport, e soprattutto l’indagine antropologica, non hanno molte connessioni con la vicenda grottesca di tre donne uxoricide. Tra le voci della Enciclopedia antropologica, Cosmo Corpo, cultura curata da Christoph Wulf mancano, con sorpresa, le voci Acqua e Sport.

Ma nell’Antropologia dell’uomo globale, sempre un saggio del professor Wulf, che dichiara che la sua opera ha lo scopo di offrire un contributo all’intensa discussione condotta negli ultimi dieci anni intorno all’autocomprensione dell’antropologia, questi riferimenti fanno capolino e servono per fornirci un nuovo indirizzo in una ricerca che può avere nuovi sviluppi. Si legge: “L’identità sessuale si forma e si rafforza anche nelle pratiche ludiche e sportive. In alcuni sport, esiste una specifica «geografia sessuale» con assegnazioni, separazioni e delimitazioni specifiche.” E poco più avanti si arriva alla “ cultura della sostenibilità, che mira a garantire la possibilità stessa di un futuro per l’uomo. Quest’ultima si fa portatrice delle esigenze, da parte degli individui, delle società e dei sistemi economici, di utilizzare energie e risorse rinnovabili, preservare la varietà biologica e climatica, ridurre lo spreco di acqua”.

L’antropologo è un essere curioso e nella intricata bibliografia di questo libro scopre un’opera che lo stimola: Marcel Griaule, Dio d’acqua, che abbiamo nella traduzione di Giorgio Agamben. Si tratta del resoconto delle esperienze che Marcel Grìaule fece tra i Dogon nel 1931; l'itinerario della missione Dakar-Djibouti passava attraverso Le Rocce di Bandiagara, regione allora quasi sconosciuta, giudicata selvaggia e addirittura pericolosa. La missione fu ripetuta nel 1946, dopo la guerra. Nei racconti che l’antropologo ascolta dal vecchio cacciatore cieco, Ogotemmeli, scopriamo i miti e le leggende di un popolo del Mali.

Si impara così quel gioco di cordicelle tese fra le sue mani palmate per insegnare agli uomini la tecnica del tamburo da ascella, che era una forma di tessitura. 

–È vero,– diceva, –che nella progressione dei tempi le donne staccavano le stelle per darle ai loro bambini. Essi le bucavano con un fuso e facevano girare queste trottole di fuoco per mostrarsi tra loro come funzionava il mondo. Ma non era che un gioco.– Le stelle erano nate dalle pallottole di terra lanciate nello spazio dal dio Amma, dio unico. Egli aveva creato la luna e il sole secondo una tecnica più complicata che non fu la prima conosciuta dagli uomini ma che è la prima di cui vi sia testimonianza per Dio: la fabbricazione del vasellame.

Quando si assiste a una partita di calcio che viene investita da un acquazzone violento il divertimento cambia: prima che l’arbitro sospenda il gioco non importa più chi conduca il gioco, se la difesa o l’attacco della squadra avversaria sia creativa o stanca. E’ bello assistere al gioco che la Natura sviluppa tra le gambe dei ventidue giocatori. Sempre che nessuno sia stato espulso prima.

I Dogon sono pieni di riguardi per gli utensili. Allora l'uomo si slancia, e, come in un sogno, il recipiente di zucca, che ha già lasciato le corna, galleggia ora sull'acqua, trascinando l'imprudente verso i geni che bevono il sangue attraverso le sue narici. Si trattava di manifestazioni terrestri: cento leggende ben localizzate parlano dei grandi montoni che attirano le ragazze e vagano sulle rive degli specchi d'acqua durante la stagione umida per trascinare le sventurate fra i nenufari …L'ariete è il maschio, il recipiente di zucca è la femmina. È un ariete d'oro. Prima di ogni temporale, durante la stagione delle piogge, lo si può vedere muoversi nella volta celeste.

C. Wulf, Antropologia dell’uomo globale: Storia e concetti, Torino : Bollati Boringhieri, 2013.

M. Griaule, Dio d’acqua ; Como : Red edizioni, 1996.


Regole per la scrittura delle voci


Ciò a cui state lavorando con i vostri contributi è un Dizionario antropologico (di tecnologia e sport) e quindi queste sono le norme assolutamente da seguire:

  1. Gli argomenti trattati, benché assolutamente liberi, devono avere attinenza ai temi di sport e tecnologia e devono essere originali.
  2. Si consiglia di iniziare la "voce" con una concisa definizione in cui non deve mancare l'arguzia, la novità, la capacità di superare i confini del consueto. Non è permesso un incipit che ricalchi le righe di un dizionario tradizionale.
  3. Come sempre si consiglia di contaminare il proprio scritto con le esperienze personali e tipiche della ricerca che si sta compiendo nell'ambito del dottorato.
  4. Ogni voce deve avere una lunghezza di 2000 caratteri (+/- 500) ma deroghe sono concesse previa discussione.
  5. E' assolutamente consigliato di utilizzare, oltre ai normali stilemi compositivi e narrativi, anche l'impiego di grafismi, disegni e anche di fumetti. Per chi non è pratico si può, con buoni risultati, utilizzare la tecnica del collage. Non sono permesse immagini scaricate da internet ancorché libere da diritti.
  6. Evitare le citazioni se non assolutamente necessarie (possibili da testi classici noti, tipo la Divina Commedia); non sono permesse citazioni da internet e così pure i link relativi. Se proprio necessario si può parafrasare quanto letto sul Web, aggiungendo "da come si legge in Internet..." (il lettore saprà trovare il riferimento).
  7. Ogni voce deve riportare in calce uno, massimo due, riferimenti bibliografici di testi riportati secondo lo schema seguente: Cognome autore Nome puntato, Titolo, Città di edizione : Editore, Anno di pubblicazione. Il testo può essere ripreso all'interno della voce con la notazione "all'americana" (Autore Anno). Chi volesse citare un articolo, se assolutamente necessario, deve fornire al Curatore (che deciderà se inserirlo) tutte le indicazioni.
  8. Poiché il Dizionario si inserisce in una serie di contributi condotti alla frontiera dei saperi tecnologici dove le contaminazioni si giocano tra scienza e letteratura, tra arte e politica, tra cronaca e fantasia, si consiglia di privilegiare gli argomenti che permettono al lettore di "evadere" dai comuni schemi.
  9. Le voci dovranno essere consegnate in formato DOC di Word e le immagini (ad alta definizione) a parte in formato JPG. Scadenza 30 Aprile 2026.

Incontro del 16 Aprile

Onde venire incontro alle esigenze di tutti ho previsto che il prossimo incontro con la correzione dgli elaborati si terrà giovedì 16 Aprile dalle ore 16:00 alle ore 19:00. Spero che così TUTTI possano partecipare. L'Aula prenotata è la 10C di Corso Duca degli Abruzzi 24.

Prossimo incontro

Il prossimo incontro del corso con un intervento del dott. Marco Pozzi e con l'analisi degli elaborati si terrà giovedì 9 aprile dalle ore 17:30 sempre nella Sala Riunioni del terzo piano al DIMEAS

Esperimento con ChatGPT

 Questo il primo passo:

scrivi una breve favola in cui si racconta come un giovane ingegnere ha trovato la scorciatoia di spiegare a una giovane ragazzina  che cosa è una scorciatoia

questa la risposta:

C’era una volta un giovane ingegnere di nome Luca, famoso in città per risolvere problemi complicati con idee semplici. Un giorno, mentre attraversava un parco, incontrò una ragazzina seduta su una panchina con un’espressione perplessa.

«Perché sembri così pensierosa?» chiese Luca.

«Sto cercando una scorciatoia per arrivare a casa più velocemente,» rispose lei, «ma non so bene cosa sia davvero una scorciatoia.»

Luca sorrise. Non prese carta né penna, né iniziò con lunghe spiegazioni. Invece disse: «Vieni con me.»

La guidò lungo il sentiero principale, pieno di curve e alberi. Poi, a un certo punto, si fermò e indicò un piccolo passaggio tra due cespugli.

«Guarda,» disse, «questo sentiero è più breve. Ma attenzione: non è sempre facile, perché è stretto e bisogna sapere dove mettere i piedi.»

La ragazzina lo percorse e, in pochi passi, si ritrovò molto più avanti rispetto alla strada principale. I suoi occhi si illuminarono.

«Ho capito!» esclamò. «Una scorciatoia è un modo più veloce… ma bisogna saperla usare!»

Luca annuì. «Esatto. Non è solo prendere meno strada. È capire meglio il percorso.»

La ragazzina tornò a casa felice, e Luca riprese il suo cammino, soddisfatto. Aveva trovato la scorciatoia perfetta per spiegare una scorciatoia: mostrarla.

E da quel giorno, la bambina imparò che le soluzioni migliori non sono sempre le più lunghe… ma nemmeno le più facili: sono quelle che si comprendono davvero.


A questo punto si lascia l'iniziativa all'autore della voce "scorciatoia" di proseguire...


Ora prova a scrivere un sonetto sul tema della scorciatoia.


Nel fitto bosco dei pensieri erranti

cercai la via più breve al mio cammino,

tra mille strade e passi titubanti

seguivo il sogno d’un sentier divino.


Ma ogni scorciatoia, agli occhi brillanti,

pareva d’oro, limpida e vicina,

finché scoprii tra rovi e passi incerti

che spesso inganna e svia la disciplina.


Non sempre il taglio accorcia la fatica,

né ogni via breve conduce al vero,

ché il tempo insegna, lento, la pratica.


Così compresi, al termine del sentiero,

che la via lunga, saggia e mai nemica,

è scorciatoia all’anima sincero.

Il prossimo incontro...

... si terrà giovedì 26 marzo sempre alle ore 17 al DIMEAS al terzo piano, ma nella piccola saletta riunioni, a fianco di quella delle volte passate.

Un luogo impensabile


 

Al lavoro !

Ora è tempo di incominciare a scrivere le proprie "voci" del Dizionario antropologico di tecnologia e sport.

Il consiglio è di andare a rileggere gli esempi che alcune settimane fa sono state messe sul blog. CIò non toglie che non si possano inserire immagini, schemi, e anche formule che però mantengano alle "voci" il carattere tipico dei contenuti di un "dizionario", Si devono assolutamente evitare le operazioni di collage (cut-and-paste) da altri siti, perché le voci devono esprimere in toto la personalità di chi le scrive, con le loro passioni e le loro esperienze. Senza dimenticare neppure la... gastronomia.

Al lavoro!


Alcuni giochi di ruolo... per scienziati e ingegneri

La cellula (va molto a fortuna, quelli dopo della saga BIOS no) 

https://boardgamegeek.com/boardgame/98918/bios-genesis



"High Frontier", alla conquista del sistema solare

https://boardgamegeek.com/boardgame/281655/high-frontier-4-all

High Frontier 4 All - Come giocare (e recensione)

High Frontier 4 All - Gameplay in solitario - Parte 1

Ancora qualcosa su Dostoevskij

Da Memorie del sottosuolo (1864)

L’incipit: “Sono un uomo malato… sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole.” E nel primo paragrafo queste brevi frasi sono giustapposte: “credo di avere mal di fegato”, “d’altronde, non capisco un accidente del mio male”; “non mi curo”, “anche se rispetto i dottori”; “sono anche estremamente superstizioso”, “almeno abbastanza per rispettare la medicina”; “probabilmente voi non lo capirete”, “invece io lo capisco”; “il fegato mi fa male”, “e allora avanti, che faccia ancor più male”.

Quante persone stanno parlando qui? O quante parti, scisse, dentro la stessa persona?

...

La ragione [...] è una bella cosa, è indiscutibile, ma la ragione non è che la ragione e non soddisfa che la facoltà raziocinativa dell’uomo, mentre il volere è una manifestazione di tutta la vita [...]. E sebbene la nostra vita, in questa manifestazione, riesca sovente una porcheriola, pur tuttavia è la vita, e non è soltanto un’estrazione di radice quadrata.

 ...

Di conseguenza, basta solo scoprire queste leggi di natura, e l’uomo non dovrà più rispondere delle sue azioni e vivere gli sarà estremamente facile. Tutte le azioni umane, s’intende, saranno calcolate allora secondo quelle leggi, matematicamente, come una tavola di logaritmi, fino a 108.000, e riportate sul calendario; oppure meglio ancora, usciranno delle benemerite pubblicazioni, sul tipo degli attuali dizionari enciclopedici, in cui tutto sarà elencato e indicato così esattamente, che al mondo ormai non ci saranno più né azioni, né avventure. Allora ‒ siete sempre voi a parlare ‒ subentreranno nuovi rapporti economici, già belli e pronti e calcolati con la stessa precisione matematica, cosicché in un attimo tutte le possibili domande spariranno, proprio perché riceveranno tutte le possibili risposte.

...

Protestare non è possibile: due più due fa quattro. La natura non chiede permesso, non ha niente a che fare con i desideri, non si preoccupa di sapere se le sue leggi piacciono o no. Bisogna accettarla com’è, con tutte le sue conseguenze. Ma, per Dio, che m’importa delle leggi della natura e dell’aritmetica, se a me “due più due fa quattro” non piace? Magari non riuscirò a buttar giù questo muro a testate, ma non lo accetterò soltanto perché è un muro che non posso abbattere.

Appunti dell'intervento di Marco Pozzi

Circolo vizioso (Runaround) di Isaac Asimov, è il primo racconto in cui vengono enunciate le tre leggi della robotica; pubblicato nel marzo 1942

Le Tre leggi della robotica:

    Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

    Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.

    Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Ma quali sono le leggi che fanno funzionare gli esseri umani? 

Appunti dalla lezione di ieri


A queste pagine si devono aggiungere le considerazioni in merito all'ingegner Fedor Dostoevskij che nache quando abbandonò la professione di ingegnere militare dedicandosi completamente alla letteratura non smise mai di mettere da parte il suo spirito intriso di razionalismo matematico.